mercoledì, 15 ottobre 2008

Sono stanca

formicolii mi percorrono gambe e braccia

penso di svenire piano

o dormire

sono troppo stanca

della confusione e dell'ottusaggine

di persone aride e sciocche

e di quelle che non capiscono mai

quando tendere un pensiero

per me

non sono più lirica come un tempo

e ho meno aria nei polmoni

voglio solo musica soul

e vibrazioni anche io.

 

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giovedì, 04 settembre 2008

Sono dove sono.

Se non ci fossi, mi mancherei.

Ma ci sono.

Impaurita da queste righe vuote e abbandonate,

ma ho avuto sempre una insana passione

per i luoghi desolati.

Diario io ti lancio nel vuoto, ti promisi.

E ora che io sto nel vuoto di nuovo,

ecco che ti raccolgo ancora.

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venerdì, 10 marzo 2006

Sono ancora ammalata.

Sembra proprio un brutto periodo per me, questo qua.

Ma non voglio pensarci.

Tra poco arriverà, come tutte le notti.

Lo sto aspettando.

L' attesa.

E' una bestia con cui ho imparato ad avere a che fare, sebbene io sia impaziente e anche collerica di natura.

Ma sto aspettando.

Si cambia da dentro quando è il momento giusto, in un modo così radicale da riuscire poi a cambiare l' esterno.

L' esterno cambia con l' interno.

Se l' interno è buio, l' esterno è fatto solo di tenebra.

Ho paura di poter rivedere le tenebre.

Ma senza questa paura non potrei vedere la luce.

Ed è la luce, ora.

  Mosca, 1956 

 

  C'è un albero dentro di me
  trapiantato dal sole
  le sue foglie oscillano come pesci di fuoco
  le sue foglie cantano come usignoli
 
  è un pezzo che i viaggiatori sono scesi
  dai razzi sul pianeta ch'è in me
  parlano una lingua che ho udito in sogno
  non ordini non vanterie non preghiere
 
  in me c'è una strada bianca
  le formiche passano coi semi di grano
  i camion passano col chiasso delle feste
  ma il carro funebre - è proibito - non può passare
 
  in me il tempo rimane
  come una rossa rosa odorosa
  che oggi sia venerdì domani sabato
  che il più di me sia passato che resti il meno
          non importa.
Nazim Hikmet
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domenica, 05 marzo 2006

Recensione : Opinioni di un clown, Heinrich Boll.

Tra una guerra e l'altra, tra povertà incombente e origini benestanti, tra amore e solitudine: questi i tracciati su cui si muove il protagonista del romanzo di Heinrich Boll, Opinioni di un clown.

Cosa vuol dire essere un clown negli anni del dopoguerra? E' proprio il protagonista a dircelo: "Sono un clown. Definizione ufficiale: attore comico, non pago tasse per nessuna Chiesa, ho ventisette anni e uno dei miei numeri si chiama 'arrivo e partenza': una (quasi troppo) lunga pantomima in cui lo spettatore fino alla fine confonde arrivo e partenza".

Ed è nella pantomima dell'arrivo e della partenza in cui va ricercata la trama del romanzo, in un lento declinare, sempre più incalzante, del clown che non sarà più clown per nessuno.

Il movimento del racconto è brillante, scattante, polemico in molti punti, nei confronti di una società che ritorna all'origine per recuperare un'integrità illusoria, dimenticando chi non si assoggetta per indole alle norme della buona apparenza. Un rivoluzionario? No, solo un pensatore, un pensatore solitario le cui riflessioni si susseguono taglienti e veloci, sarcastiche e struggenti. La storia personale di un clown ormai zoppo raccontata dai suoi occhi, che riconoscono meglio le illusioni, perché con le pantomime ci ha sempre lavorato, lui. Ma anche questo non basterà.

Non basterà riconoscere le illusioni, per non esserne stravolto, non basterà amare per essere amato, non basterà chiedere per essere aiutato: forza e amarezza si uniscono assieme, creando un personaggio di grande magnetismo e di grande carisma. L'epilogo della storia non è commovente, piuttosto è doloroso: non esistono sentimenti scomposti da provare per questo romanzo dal taglio accattivante. E' per chi prova fitte allo stomaco ad occhi asciutti.

 

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venerdì, 03 marzo 2006

Oggi è venerdì.

Sono a casa col mio migliore amico, dopo avergli cucinato una cenetta non poco fastosa, ci siamo schiaffati davanti alla tv.

San Remo.

La morte della tradizione. Che peccato.

Odio gli approfittatori. Quelli che ti chiamano all' ultimo perchè gli fa comodo.

Che vogliono i favori su due piedi, come e quando dicono loro.

Quelli che se poi questi benedetti favori non glieli fai, si permettono di rimanerci male, come se gli fosse dovuto.

E dopo esserci rimasti male senza ragione, ti parlano alle spalle,

sbagliando i congiuntivi (sacrosanto modo dell' anima) e spalancando gli occhi da cane bastonato.

Tacchini, non cani.

Fastidiose creature che emettono suoni inutili e orrendi a sproposito.

Poveri tacchini, chissà cosa si dicono quando si parlano tra amici,

certe persone non si parlano perchè non hanno niente da dirsi.

Non sono niente.

Non sono neppure tacchini.

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giovedì, 02 marzo 2006

Ormai ho deciso di non prepare questo esame.

Non ho studiato niente, sono stata poco bene e non ho la concentrazione adeguata.

Tra poco uscirò e andrò al cinema, spero.

 Dopo scriverò una bella recensione sul blog.

 Ho fame di cultura questo periodo. Insaziabile.

Che noia sapere che non si potrà mai conoscere tutto.

 Mi rende inquieta.

Ora punto i piedi e non mi smuovo.

 Mi girano.

Mondo infinito,

chi ha detto che è limitato forse era solo un limitato.

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mercoledì, 01 marzo 2006

 

 

Questa è per chi capita nel mio blog e ha un pò di voglia di evadere, la mia favola preferita...accendete le cuffie.

http://lnx.ginevra2000.it/Disney/favolasirenetta.htm

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martedì, 28 febbraio 2006

...

 

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martedì, 28 febbraio 2006


Daffodil Lament

Holding on, that's what I do since I met you.
And it won't be long. Would you notice if I left you?
And it's fine for some 'cause you're not the one,
You're not the one there...
There... there... there... there... there...

All night long, laid on my pillow,

 

These things are wrong.
I can't sleep here!

So lovely, so lovely, so lovely.

I have decided to leave you forever.
I have decided to start things from here.
Thunder and lightning won't change,
What I'm feeling and the daffodils look lovely today,
And the daffodils look lovely today,
Look lovely today.

Ooh, in your eyes I can see the disguise.
Ooh, in your eyes I can see the disguise.
Has anyone seen lightning?
Has anyone looked lovely?
And the daffodils look lovely today,
And the daffodils look lovely today,
Look lovely today...

Look lovely, [X 9]

Cranberries

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lunedì, 27 febbraio 2006

Anche oggi sono qui. Ho un gran mal di testa. Voglio andare la cinema. Mi annoio. Devo studiare. Ma non ho voglia. Se ci fosse una giornata da dedicare solo e interamente alla Santa Pigrizia, sarebbe oggi. Accidia, un peccato capitale. Vero. Ma non posso fare a meno di peccare oggi, si vede. Niente nuovo, niente sul fronte, niente sull' orizzonte. Vorrei avere più energia, oggi. Quest' influenza mi fiacca. Troppo. E pensare che vorrei fare tante cose, anche oggi. Come vedermi Transamerica. Come sarà? Qualcuno lo ha visto? Non penso che qualcuno risponderà. I contatti che avevo prima, tra gli altri bloggers li ho persi, e quelli nuovi, bè non funzionano. Vorrei solo che chi passasse qua per caso e perdesse tempo a leggere, non si sentisse poi così solo, l' uico, a pensare che oggi niente gira, che oggi tutto sta fermo, che oggi si sogna e non si vive.

Solo per oggi.

 

by Amaryllis | commenti (3) | commenti (3)(popup)
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